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... In memoria del nostro presidente On. Giuseppe Amadei...


"Solo pochi giorni fa l’onorevole Giuseppe Amadei, classe 1919, ha coordinato, da presidente, il consiglio di amministrazione della nostra fondazione “A. Simonini”, fornendo lucidi spunti per lo sviluppo del centro di formazione. 

In questi giorni la stampa locale ha delineato i molteplici aspetti politici, culturali e di appassionato d’arte della sua figura; a noi preme sottolineare il suo costante impegno nel campo dell’educazione e della formazione, fin da quando all’inizio della sua vita professionale è stato professore di materie umanistiche nella scuola pubblica. 

Partecipò alla nascita, negli anni cinquanta del nostro centro, voluto dall’allora ministro della Marina mercantile Alberto Simonini di cui Amadei fu un assiduo sostenitore e suo braccio destro. 
Già nel 1959 il centro contava più di 2000 giovani allievi formati nelle professioni di attrezzisti, elettrotecnici, fonditori idraulici, operai di materie plastiche. Negli anni il centro di formazione ha continuato a svilupparsi nella continuità dell’ evoluzione tecnologica e normativa dell’economia. Oggi la fondazione conta un bilancio intorno a 1.200.000 euro, un'iscrizione annuale di 300/400 utenti tra giovani ed operatori aziendali ed ha una sede operativa nella regione Friuli Venezia Giulia a Pordenone. 

L’onorevole Amadei è stato sempre al fianco di questa evoluzione, seguendo le attività con interesse e competenza. Ricordiamo, con una certa emozione, la sua presenza e i suoi accorati discorsi, rivolti ai nostri studenti in occasione della consegna annuale dei diplomi, discorsi improntati a spronare i giovani verso l’innovazione e lo spirito imprenditoriale. Anche oggi in tanti contesti si parla dell’importanza della formazione, dimenticando a volte che la formazione non è solo un fatto tecnico, ma deve coincidere anche con la trasmissioni di valori etici, morali e sociali, in particolare per le nuove generazioni, questo è quello che per tanti anni il nostro presidente ci ha voluto trasmettere, a noi il dovere di non dimenticarlo. "

Il personale di Fondazione A.Simonini



"In questo anno maledetto in cui scrittori, artisti, personaggi della nostra storia e anche della nostra terra sono mancati per pandemia, malattia ma anche per ragioni anagrafiche, venerdì e’ accaduto al mio Presidente. Una persona non facile, intelligente ma caparbia e forse un po’ egocentrica, che ha accompagnato questi miei dieci anni in Fondazione Simonini.
Non posso certo dimenticare le mattine in cui mi dava appuntamento nella sua casa di Guastalla. Ho sempre pensato che gli orari della riunione fossero gli stessi di Montecitorio: al mattino mai prima delle 11 e nel pomeriggio mai prima delle 1630 e non raramente alla sera, quando potevi chiamarlo fino a tardi, perché come diceva lui “non dormo molto, preferisco scrivere”. Entrare in quella casa era un’esperienza artistica a tutti gli effetti, non solo per le opere d’arte attaccate ed appoggiate in ogni dove, ma perché sovente le nostre riunioni erano interrotte dalle chiamate di case d’asta che gli proponevano ora l’unico quadro di Ligabue dipinto a pastello o la Fragile conchiglia di Bartolini ( l’ultima incisione che ancora gli mancava di questo artista), e mi raccontava con fervore quasi infantile la trepidante attesa di quella giornata per poter finalmente aggiungere un nuovo pezzo alla sua collezione.

Peppino, come amichevolmente si faceva chiamare, non è stato un presidente facile, ho dovuto conquistarmi la sua fiducia, a volte si discuteva ma non aveva mai preclusioni, sapeva sempre anteporre il buon senso all’ostinazione e al preconcetto e, soprattutto il mix di intelligenza e cultura lo rendevano anche a 101 anni sempre aperto alle innovazioni. Ricordo i suoi discorsi in cui sapeva declinare l’ars oratoria appresa in oltre quarant’anni di comizi politici, catalizzando l’attenzione dei nostri giovani , che solitamente hanno una soglia di attenzione di pochi minuti, con le parole di Steve Jobs o racontando dell’ultima missione aerospaziale di Samanta Cristoforetti,
L’I pad era diventato il suo compgno degli ultimi 10 anni e ancora ricordo quando avvicinandosi alla stampante mi chiese se era settata per collegarsi col bluetooth.

Non posso certo dimenticare le mattine in cui mi dava appuntamento nella sua casa di Guastalla. Ho sempre pensato che gli orari della riunione fossero gli stessi di Montecitorio: al mattino mai prima delle 11 e nel pomeriggio mai prima delle 1630 e non raramente alla sera, quando potevi chiamarlo fino a tardi, perché come diceva lui “non dormo molto, preferisco scrivere”. Entrare in quella casa era un’esperienza artistica a tutti gli effetti, non solo per le opere d’arte attaccate ed appoggiate in ogni dove, ma perché sovente le nostre riunioni erano interrotte dalle chiamate di case d’asta che gli proponevano ora l’unico quadro di Ligabue dipinto a pastello o la Fragile conchiglia di Bartolini ( l’ultima incisione che ancora gli mancava di questo artista), e mi raccontava con fervore quasi infantile la trepidante attesa di quella giornata per poter finalmente aggiungere un nuovo pezzo alla sua collezione.

Peppino, come amichevolmente si faceva chiamare, non è stato un presidente facile, ho dovuto conquistarmi la sua fiducia, a volte si discuteva ma non aveva mai preclusioni, sapeva sempre anteporre il buon senso all’ostinazione e al preconcetto e, soprattutto il mix di intelligenza e cultura lo rendevano anche a 101 anni sempre aperto alle innovazioni. Ricordo i suoi discorsi in cui sapeva declinare l’ars oratoria appresa in oltre quarant’anni di comizi politici, catalizzando l’attenzione dei nostri giovani , che solitamente hanno una soglia di attenzione di pochi minuti, con le parole di Steve Jobs o racontando dell’ultima missione aerospaziale di Samanta Cristoforetti,
L’I pad era diventato il suo compgno degli ultimi 10 anni e ancora ricordo quando avvicinandosi alla stampante mi chiese se era settata per collegarsi col bluetooth.

Non più tardi della scorsa settimana, quando ormai i suoi occhi celesti erano annacquati e lontani, aveva insistito perché venisse comunque svolto il cda previsto nel mese di ottobre: on line, come ormai eravamo abituati a fare, collegato col suo inseparabile ipad ,ci ha salutato per l’ultima volta.

Ti saluto Peppino, anche se mi è difficile pensare che non mi siederò più al tavolo rotondo per parlare del centro di addestramento, come ancora eri abituato a chiamarlo nella memoria del suo fondatore che spero tu possa nuovamente incontrare, se mai esiste un aldilà"


Emanuela Rocco Direttore della fondazione “A. Simonini”